Ciclismo: in rosa De Marchi, gregario romantico. Nessun rispetto per l’ex leader Ganna

Ciclismo: in rosa De Marchi, gregario romantico. Nessun rispetto per l’ex leader Ganna

Sul primo arrivo in salita Dombrowski batte il friulano, che passa in testa alla classifica. Mandato allo sbaraglio l’eroe della crono di Torino.

L’eroe romantico della fatica. Alessandro De Marchi, a quasi 35 anni – li compirà fra pochi giorni, il 19 maggio -, si è messo a piangere come un bambino dopo aver coronato il sogno della vita: vestire la maglia rosa, il simbolo del leader del Giro d’Italia. C’è riuscito alla fine della quarta tappa da Piacenza a Sestola, la prima di questo Giro con finale in salita.

Il successo di giornata è andato all’americano Joe Dombrowski, ma a 13″ è arrivato secondo De Marchi, che così ha conquistato la testa della classifica nella quale stamane aveva solo 33″ di ritardo dal leader Ganna.

Nell’ordine d’arrivo, sgranati alle spalle di Dombrowski, De Marchi (a 13″) e Fiorelli (a 27″), sono arrivati alla spicciolata alcuni dei 25 fuggitivi della prima ora, intervallati ai big o presunti tali che sull’ultima salita avevano recuperato gran parte degli 8’ di ritardo accumulati dai fuggitivi.
Fra i pretendenti alla vittoria finale del Giro il migliore è stata Bernal, giunto a 1’37″, poi con lo stesso tempo Ciccone, Vlasov, Landa e Carthy, un po’ più indietro Evenepoel (1’48″) con Bardet, Yates e Martin, a 2’11″ hanno concluso invece Buchmann, Nibali, Sivakov, Hindley e Bilbao, a 3″06 Bennett, addirittura a 5’58″ Almeida, che l’anno scorso era stato 4° alla fine del Giro 2020.
L’Italbici dunque perde un leader di classifica, Pippo Ganna (arrivato lontanissimo), ma ne guadagna un altro. Che tristezza però vedere la Maglia Rosa di questi primi tre giorni di Giro trattata in quel modo. Ganna ieri l’aveva detto: «Sarei presuntuoso se pensassi di tenere la leadership della classifica anche sulle dure salite che ci porteranno verso Sestola».

Fa onore al corazziere piemontese l’onestà e l’umiltà dimostrate, ma vedere la sua maglia rosa calpestata in quel modo ha suscitato l’indignazione e lo sdegno di molti. La Ineos, capitanata da Bernal e Sivakov, ha infatti ordinato al povero e troppo buono Ganna di tirare come un mulo per i primi 100 km di corsa e cercare così di contenere il ritardo dai 25 fuggitivi che poco dopo il via avevano preso il largo e tentato l’azione a lunga gittata.

Mai vista però la Maglia Rosa del Giro così bistrattata, come se il leader della corsa fosse stato degradato sul campo a soldato semplice, portaborracce, vittima sacrificale. «La Maglia Rosa del Giro non merita mai un trattamento simile» ha tuonato anche dai microfoni Rai il vincitore del Giro 2000 Stefano Garzelli.

Una tattica, quella del team Ineos, apparsa irriverente verso il simbolo della Corsa Rosa e nei confronti di un corridore che finora ha avuto forse l’unico difetto di essere troppo accondiscendente: Ganna, l’eroe delle prime tre tappe del Giro 2021 – dopo che era stato il grande personaggio del Giro 2020, con 4 vittorie di tappa e due giorni in vetta alla classifica – è stato “usato”, “sfruttato” e “sacrificato” senza alcun riguardo sull’altare della machiavellica strategia di squadra.

Nel ciclismo alla fine vince sempre e soltanto un corridore, ma la squadra è comunque fondamentale. Però c’è un limite a tutto, e oggi è stato superato.